Educare alle differenze 202?

Educare alle differenze 202?

Sono passati solo otto mesi, eppure sembra un secolo. Nell’affollata aula magna di una scuola pisana, l’associazione Immaginare Orlando proponeva la propria città per l’edizione 2020 del meeting nazionale di Educare alle differenze: Bergamo. Qui, a inizio febbraio, la prima assemblea di presentazione nell’auditorium cittadino di fronte a decine di insegnanti, educatrici, formatori, attivist* di associazioni. Poi l’accordo con l’Istituto superiore che avrebbe accolto l’evento e la scelta dei giorni: il 26 e 27 settembre 2020.

Come si può immaginare, oggi siamo drammaticamente costrett* a rinunciare a quelle date. L’emergenza generata dalla pandemia di Covid-19 non ci permette di organizzare Educare alle differenze come ogni settembre, e tanto meno di realizzarlo a Bergamo, territorio duramente colpito dalla malattia e dai lutti. Una cosa però è certa: appena sarà possibile, Educare alle differenze si farà e si farà a Bergamo.

Prendiamo parola solo adesso perché abbiamo attraversato molte fasi in questa crisi: l’incredulità, la paura, la rabbia, lo scoramento, la fatica, e forse ora finalmente un po’ di fiducia nel futuro. Nel tempo sospeso degli scorsi mesi abbiamo pensato molto a quale contributo la comunità di Educare alle differenze può dare al periodo che abbiamo attraversato e che stiamo attraversando. Siamo convint*, infatti, che da questa crisi usciremo solo se sapremo mettere in circolo le energie necessarie a ripensare le nostre forme di vita individuali e collettive, a cominciare dalla cura e dalle relazioni fino all’ordine economico e produttivo. Se è vero che il mondo non sarà più lo stesso dopo questa pandemia, quanto assomiglierà ai nostri valori di giustizia sociale, equità, possibilità di autodeterminarsi, valorizzazione delle differenze e di ogni tipo di identità dipenderà anche da quanto forte saremo in grado di costruirlo collettivamente. 

Vogliamo quindi sfruttare questo tempo inedito e incerto per mappare e raccogliere esperienze, metterle in comune e trasformarle in apprendimento condiviso. Vogliamo invitare chi si occupa di educazione in tutte le sue declinazioni  ̶  ­insegnanti di ogni ordine e grado, educatrici, genitori, dirigenti scolastici, operatori culturali e attivist* di associazioni  ̶  a condividere con noi pensieri e pratiche su come il mondo dell’educazione ha vissuto questa stagione eccezionale di scuole e spazi educativi contemporaneamente chiusi e aperti per iniziare a immaginare insieme come vorremmo che fosse ‘la scuola che verrà’, quando questa pandemia sarà finalmente alle spalle.

Possiamo approfittare dei limiti della scuola che viviamo oggi per costruire una scuola migliore domani, quando avremo l’emergenza alle spalle? Noi crediamo di sì ed è per questo che quest’anno, invece di invitarvi a partecipare alla call di Educare alle differenze, vi chiediamo di partecipare ad un processo di ricerca collettiva che interroghi il mondo della scuola a partire dalle questioni che più stanno a cuore alla comunità di Educare alle Differenze: i corpi e le identità, gli stereotipi di genere, la violenza maschile contro le donne, il razzismo, l’intercultura, l’omotransfobia, il bullismo e l’abilismo.

Il mosaico di pratiche e riflessioni che raccoglieremo ci aiuterà a costruire la prossima edizione di Educare alle differenze: un esercizio di immaginazione collettiva per uscire dalla frustrazione dell’oggi, fare tesoro delle buone pratiche, ma anche degli errori, per rilanciare il futuro della scuola pubblica.

 

Potete rispondere in forma scritta, compilando il questionario, oppure caricare un file video o audio o un’immagine con una didascalia nominando il file con il vostro nome e cognome. 

Sarà possibile partecipare entro il 6 settembre 2020.