Grazie per aver scelto di partecipare a questa ricerca collettiva. Siamo consapevoli che negli ultimi mesi sono circolati decine di questionari per indagare la vita al tempo della pandemia e alcuni anche sul mondo della scuola. Questa ricerca collettiva ha l’ambizione di essere diversa. Non vogliamo tanto raccogliere dati, quanto dare voce alle esperienze e alle riflessioni di chi vive il mondo della scuola e dell’educazione in prima persona. 

Sappiamo per certo che stereotipi, diseguaglianze, discriminazioni e violenze legate al genere, all’identità, alle differenti condizioni socio-economiche, alle provenienze e alle diverse abilità non sono sparite quando si sono chiusi i portoni delle scuole. Non sono spariti i bambini e le bambine che vivono situazioni di violenza domestica così come i ragazzi e le ragazze che si stanno interrogando sulla propria identità di genere, e neanche quelli che hanno genitori stranieri. Allo stesso modo sappiamo per certo che non sono sparite la sensibilità e le competenze sulla valorizzazione delle differenze di tant* insegnanti, educatrici, attivist*. Avete voglia di raccontarci che cosa è successo in questi mesi? Che cosa avete inventato per far restare la vostra classe inclusiva, seppur virtualmente? Quali riflessioni avete fatto sull’educazione alle differenze a partire dalla digitalizzazione della relazione educativa? 

 

Abbiamo identificato una serie di domande a cui ci piacerebbe trovare risposta insieme. Questo non significa che dobbiate rispondere a tutte le domande ma di usarle come stimoli per rispondere nella maniera che ritenete più opportuna rispetto alla vostra esperienza. Vi chiediamo, dunque, di tenere presenti queste domande durante la realizzazione del vostro video o audio:

1. Se dovessi scegliere una parola o un’immagine per descrivere questi mesi di scuola ed educazione a distanza quale sceglieresti? Ci racconti perché?

2. Stereotipi e pregiudizi non perdono potere con i cancelli delle scuole o dei nidi chiusi, così come la disparità e la violenza: quali attività o esperienze hai messo in campo per riflettere anche a distanza di questo? Ce le puoi raccontare?

3. Distanti sì ma mai così dentro alla vita dell’altr*. Hai visto e sentito cosa succedeva intorno a ragazz* e bambin*: la presenza dei genitori, dei fratelli, delle sorelle, o la loro assenza. Pensi che la presenza dell’ambiente familiare abbia influenzato gli studenti e le studentesse? Le differenze che emergevano nella classe in presenza sono le stesse emerse con la distanza o ci sono state modifiche in questo senso? La distanza/invasività amplifica le differenze? O le rende invisibili?

4. In questi mesi hai sviluppato degli strumenti o delle pratiche per ragionare sulle differenze (di genere, di orientamento sessuale, di provenienza culturale, eccetera) e sulle discriminazioni nei contesti digitali per renderli più inclusivi? Se sì, ci racconti come l’hai fatto (attraverso la lettura, dei giochi, eccetera)? È stato efficace?

Per chi insegna al nido o alla scuola dell’infanzia: quali sono le esperienze di valorizzazione delle differenze, a cominciare da quelle di genere, diverse abilità, famiglie… che hai progettato nella relazione a distanza?

5. Nella tua esperienza ragazz*, bambin* come hanno vissuto l’assenza del corpo nella relazione educativa e nelle dinamiche di classe e l’assenza della fisicità dello spazio scolastico e delle sue routine? È stato sempre un limite oppure in alcune occasioni hai notato anche degli elementi positivi?

6. Se dovessi scegliere una parola/un’immagine per descrivere la scuola e l’educazione che vorresti per il futuro ̶ a partire da ciò che la chiusura della scuola e la didattica dell’emergenza ci hanno insegnato ̶ quale sceglieresti? Ci racconti perché?

Quando il tuo file sarà pronto nominalo con nome e cognome (es: Andrea_Felli), prima di caricarlo ricordati di compilare il form qui sotto con i tuoi dati e premere “Sumbit”. Solo una volta fatto questo carica il tuo file nella cartella dropbox. Sarà possibile caricare i file entro il 6 settembre 2020.

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