Educare alle Differenze è intervenuta oggi in audizione presso la VII Commissione del Senato nell’ambito dell’esame dei disegni di legge dedicati all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Nel corso dell’audizione la rete ha sottolineato come la diffusione della violenza di genere, l’aumento delle forme di controllo nelle relazioni tra adolescenti, il peso degli stereotipi e delle discriminazioni rendano sempre più urgente una risposta educativa strutturale. E ha accolto con favore il fatto che, dopo anni di assenza di interventi organici sul tema, siano oggi all’esame della VII Commissione del Senato diversi disegni di legge presentati da forze di minoranza che propongono l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane. Pur nelle differenze di impostazione, queste proposte condividono l’obiettivo di superare l’attuale frammentarietà e di riconoscere l’educazione al consenso come parte integrante della missione educativa della scuola pubblica.

In particolare, la rete ha messo in luce come gli aspetti più innovativi delle proposte non riguardino soltanto le attività rivolte alle classi, ma la costruzione di un approccio sistemico che interviene sui curricoli, sulla formazione iniziale e in servizio del personale scolastico, sui materiali didattici, sul coinvolgimento delle famiglie e, in alcuni casi, anche sul finanziamento stabile degli interventi.

“Serve una politica nazionale di educazione al consenso, non nuovi ostacoli alla funzione educativa della scuola”

La Rete Educare alle Differenze

Nel corso dell’audizione, Educare alle Differenze ha evidenziato come il confronto parlamentare metta oggi in campo due visioni profondamente diverse della scuola e della prevenzione.

Da una parte, i disegni di legge attualmente all’esame della VII Commissione assumono che la violenza di genere, le discriminazioni e le difficoltà relazionali debbano essere affrontate attraverso più educazione, più formazione, più strumenti e maggiori investimenti. Dall’altra, il cosiddetto DDL Valditara parte da una logica opposta, fondata sulla sfiducia nei confronti della scuola, dell’autonomia professionale del personale docente e della stessa idea di educazione sessuo-affettiva.

Mentre le proposte oggi discusse in Commissione cercano di colmare una storica lacuna del sistema educativo italiano, riconoscendo l’educazione sessuo-affettiva come una responsabilità pubblica e una fondamentale politica di prevenzione, il DDL Valditara costruisce un regime di eccezione che isola questi temi dal resto dell’offerta formativa e li ostacola quando non vieta.

In un Paese che continua a registrare livelli allarmanti di violenza maschile contro le donne, bullismo, omolesbobitransfobia e discriminazioni, la risposta non può essere meno educazione o più ostacoli all’educazione. La risposta deve essere una scuola più forte, più preparata e più libera di svolgere fino in fondo la propria funzione educativa.

Nel suo intervento, Educare alle Differenze ha ribadito la propria convinzione che l’educazione sessuo-affettiva non debba essere considerata solo una materia aggiuntiva, ma una dimensione educativa trasversale, strettamente connessa all’educazione civica, alla cittadinanza democratica, alla salute, al benessere scolastico e alla prevenzione della violenza.

Nel corso dell’audizione la rete ha infine richiamato gli impegni assunti dall’Italia attraverso la Convenzione di Istanbul, che individua nell’educazione uno degli strumenti fondamentali per prevenire la violenza maschile contro le donne e promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza.

La vera alternativa politica che emerge oggi è tra chi considera l’educazione sessuo-affettiva uno strumento di prevenzione, cittadinanza e tutela dei diritti e chi continua a trattarla come un problema da controllare. Noi crediamo che la scuola abbia bisogno della prima prospettiva, non della seconda.

Educare alle Differenze in audizione al Senato: «La prevenzione della violenza passa dall’educazione»