Si è conclusa ieri a Padova, negli spazi della scuola Concetto Marchesi, l’undicesima edizione di Educare alle Differenze, il meeting nazionale che il 27 e 28 settembre ha riunito oltre 600 persone provenienti da tutta Italia, con una forte presenza del nord est.
Due giornate intense, animate da oltre 30 laboratori di autoformazione per insegnanti di ogni ordine e grado, presentazioni di libri, momenti di confronto, teatro forum, banchetti, toolkit e mostre per condividere progetti e buone pratiche educative, culminate in due assemblee plenarie affollate, combattive ed emozionanti.
Il titolo di quest’anno, Liber* di dissentire, ha fatto da filo conduttore alle iniziative, aperte con un video dalla Global Flottilla e con la denuncia del genocidio in corso a Gaza.
In un clima politico sempre più pesante, in cui il dissenso – anche quello di chi manifesta per la Palestina, come è accaduto alle persone studenti chi hanno partecipato allo sciopero generale del il 22 settembre a Milano– viene represso e punito, e in cui le libertà di pensiero, di parola e di insegnamento sono sotto attacco, centinaia di persone si sono ritrovate per rafforzare competenze, stringere alleanze e ribadire – un altro anno ancora – l’esistenza di una comunità educante che crede nella scuola pubblica costruttrice di cittadinanza, libera dal mercato, dal sessismo e dall’ideologismo delle destre. Una comunità che sempre più cresce e moltiplica i suoi strumenti per prevenire ogni forma di violenze di e del genere, contrastare discriminazioni e stigmatizzazioni.
Da tre anni, il Ministero guidato da Giuseppe Valditara infligge colpi durissimi alla scuola italiana: la crescente militarizzazione nelle aule scolastiche, la riforma delle Indicazioni Nazionali che orienta i programmi in senso razzista, classista e sessista, la repressione delle proteste delle persone studenti delle piazze, la persistente propaganda familista e omolesbobitransfobica e il contrasto alle carriere alias per le giovani persone trans e non bianrie.
In questo quadro, l’agenda antigender del Governo ha l’obiettivo dichiarato di eliminare dalle scuole ogni spazio di parola su corpi, relazioni e sessualità, cancellando i percorsi di educazione sessuo-affettiva e di educazione al genere, e riducendo la scuola a un luogo dove si riproducono stereotipi e silenzi invece che consapevolezza, libertà e diritti. Ne è un esempio paradigmatico la proposta di legge sull’introduzione del consenso informato delle famiglie che ha l’obiettivo di subordinare il lavoro del corpo docente all’approvazione delle famiglie limitando di fatto la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione e riducendo ancora di più la possibilità per le persone studenti di ricevere un’educazione sessuo-affettiva adeguata.
L’educazione sessuo-affettiva non può essere un’attività “extra”, un ‘di più’ rispetto alle discipline scolastiche a seconda dell’orientamento valoriale delle famiglie: è una parte essenziale del percorso di crescita di ogni bambinə e ragazzə. Significa dare strumenti per conoscere se stessə e gli altri, costruire relazioni basate sul consenso e sul rispetto, prevenire la violenza e le discriminazioni. Garantirla ovunque – nelle scuole, nei centri di aggregazione, nei territori – non è una concessione o una scelta opzionale, ma il riconoscimento di un diritto delle nuove generazioni e una questione di giustizia sociale.
Negarla significa lasciare le persone in crescita sole davanti a disuguaglianze, stereotipi e bullismi che li riguardano quotidianamente, dentro e fuori la scuola.
Per questo, durante il meeting, la Rete Educare alle Differenze ha lanciato il vademecum “L’educazione sessuo-affettiva non è un gioco”, uno strumento di autotutela pensato per insegnanti e realtà del terzo settore che vogliono continuare a portare questi temi nelle scuole:
un libro-game da sfogliare a seconda delle necessità, scaricabile gratuitamente dal sito di Educare alle Differenze.
La due giorni padovana è stata anche l’occasione per dare forma a nuovi legami e reti territoriali. Il desiderio di curare relazioni e costruire alleanze locali, emerso con forza nella scorsa edizione a Roma, ha portato alla creazione di un grande progetto di mappatura delle realtà educative che condividono la stessa visione di scuola e che ogni giorno si impegnano a renderla concreta. Lanciata nella plenaria di apertura, la mappatura ha visto nei soli due giorni del meeting oltre 6000 interazioni e più di 90 realtà registrate, segnali concreti di una mobilitazione che cresce e si rafforza.
Educare alle Differenze lavora per trasformare la resistenza individuale in forza collettiva, creando luoghi dove chi educa e chi apprende possano riconoscersi parte di una comunità ampia e solidale. In un tempo in cui si vorrebbe isolare chi dissente, dividere le scuole dai territori e frammentare le lotte, la rete costruisce connessioni che permettono di sentirsi meno solə e più forti, di passare dall’isolamento alla capacità di resistere insieme.
La comunità di Educare alle Differenze non si è lasciata senza un nuovo appuntamento: è già fissata la dodicesima edizione del meeting, che si terrà a fine settembre del prossimo anno in una scuola pubblica della città di Napoli.
ino ad allora continueremo a riempire le piazze, le scuole e le strade, a costruire alleanze e a lottare senza tregua contro chi vuole imporre silenzi e cancellazioni. Continueremo a difendere la scuola pubblica come luogo di libertà e democrazia, a resistere a ogni censura e a ogni forma di oppressione, a fianco della Palestina e di chi, ovunque, resiste e lotta per i propri diritti.
Perché liberə di dissentire non è solo uno slogan: è la promessa di una comunità sempre più ampia e preparata, che non si ferma, non arretra, e trasforma la paura in forza collettiva, pronta a immaginare e costruire ogni giorno un mondo più giusto, libero e plurale.
