Nello scorso autunno, durante la grande assemblea online promossa da Educare alle Differenze contro il disegno di legge sul consenso informato a scuola, avevamo scelto di non limitarci a denunciare ciò che stava accadendo. Di fronte a un provvedimento che colpiva l’educazione sessuo-affettiva, la libertà di insegnamento e l’autonomia scolastica, avevamo individuato quattro azioni concrete per trasformare il dissenso in una risposta collettiva.
Una di queste era la promozione di un ordine del giorno nei Consigli comunali: uno strumento da mettere a disposizione di amministrazioni, consigli comunalii, associazioni e reti territoriali per portare il conflitto dentro le istituzioni locali e chiedere agli Enti Locali di assumere una posizione pubblica chiara.
Da allora il quadro è cambiato, e non in meglio. Il DDL 2423 è diventato la legge 9 giugno 2026, n. 104, entrata in vigore il 7 luglio. Il Governo ha scelto di non ascoltare le proteste delle comunità educanti e ha trasformato in legge un impianto che introduce nuovi divieti nella scuola dell’infanzia e primaria e subordina al consenso preventivo attività di educazione sessuo-affettiva nella scuola secondaria.
Questo passaggio non rende meno utile il lavoro iniziato a novembre. Al contrario, lo rende ancora più necessario. La legge nazionale esiste, ma la sua applicazione incontrerà scuole, territori e amministrazioni che possono scegliere se assecondare la censura e l’arretramento oppure difendere gli spazi educativi, sostenere chi insegna e continuare a investire nella prevenzione della violenza di genere, nel benessere e nella libertà di studenti.
L’ordine del giorno costruito da Educare alle differenze partiva dalla Convenzione di Istanbul, dagli standard internazionali sull’educazione sessuale comprensiva e dai principi costituzionali di uguaglianza, libertà di insegnamento e autonomia scolastica. Chiedeva il ritiro del DDL, sosteneva le mobilitazioni del mondo della scuola, dei servizi, dei centri antiviolenza e dell’associazionismo e impegnava sindaci e sindache a sollecitare una presa di posizione dell’ANCI. Ma soprattutto chiedeva ai Comuni di sostenere le attività e i progetti che le scuole avevano già realizzato o programmato: perché dietro la disputa sul consenso informato ci sono percorsi concreti, relazioni educative, competenze professionali e strumenti di prevenzione che rischiano di essere cancellati.
Dove l’ordine del giorno è già stato approvato o portato in discussione
L’ordine del giorno risulta approvato nei Comuni di Alberobello, Putignano, Vicenza, Padova e Rovereto e nel Municipio XIII di Roma. La proposta è stata inoltre portata affinché venga discussa a Bari, Polignano a Mare, Valenzano, Roma Capitale, Napoli, Pisa, Bologna, Firenze, Rignano sull’Arno, Verbania, Ancona, Verona, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Scandicci, Frascati, Grottaferrata e in altri Comuni dei Castelli Romani, Challand-Saint-Anselme, Bergamo, nel Municipio 2 di Milano, a Ranica, Cologno al Serio e Curno. Il testo è stato condiviso anche con la rete RE.A.DY., perché possa raggiungere altri enti locali impegnati contro le discriminazioni.
Questa non è ancora una mappa definitiva e non racconta percorsi tutti uguali. In alcuni territori si è arrivati al voto, in altri il confronto istituzionale è stato avviato, in altri ancora occorre costruire alleanze e trovare chi sia disponibile ad assumersi la responsabilità politica di presentare l’atto. Ma proprio per questo la ricognizione è importante: ci dice che l’opposizione alla scuola di Valditara non vive soltanto nelle dichiarazioni nazionali, ha già luoghi, relazioni e interlocutori dai quali ripartire.
E ora?
Gli Enti Locali non possono sostituirsi al Parlamento né intervenire sull’autonomia didattica delle scuole, ma possono però scegliere da che parte stare, sostenere i servizi territoriali e i progetti educativi, dare risorse economiche, convocare le comunità educanti, promuovere tavoli con scuole, consultori, centri antiviolenza e associazioni, impedire che la paura produca nelle scuole una censura ancora più estesa di quella prevista dalla legge 104/2026.
È questo il passaggio politico che oggi abbiamo davanti: trasformare gli ordini del giorno approvati e quelli ancora in discussione in impegni, alleanze e politiche territoriali verificabili. Non basta dichiararsi contrari alla legge se poi scuole e associazioni vengono lasciate sole quando un progetto è contestato, ridimensionato o bloccato. La differenza si misura nella capacità di difendere ciò che già esiste e di continuare a costruire ciò che il Governo vorrebbe impedire.
Anche per questo, nel corso della XII edizione del nostro meeting a Napoli, proporremo una tavola rotonda specificatamente rivolta alla convergenza e al dialogo con gli Enti locali per il contrasto alle politiche scolastiche dell’attuale governo.
