Comunicato stampa
La rete Educare alle Differenze è stata audita il giorno 20 gennaio in Senato presso la 7ª Commissione Cultura nell’ambito dell’esame del DDL n. 1735 , che vieta attività legate all’educazione sessuo-affettiva nella scuola primaria e introduce il consenso informato per attività legate a queste tematiche nella scuola secondaria.
Anche oggi torniamo a ribadire in Senato che tale disegno di legge si muove su un crinale molto pericoloso, spostando significativamente l’equilibrio tra autonomia scolastica, libertà di insegnamento e ruolo delle famiglie. Seguendo il progetto legislativo, la responsabilità educativa viene spostata da una cornice pubblica e collegiale a una privata e individualizzata, depotenziando il patto educativo scuola-famiglia e delegittimando il ruolo educativo della scuola. L’effetto concreto di questa norma è quello di interdire preventivamente, nella scuola primaria, contenuti come il rispetto del corpo, il consenso, l’alfabetizzazione emotiva, la gestione dei conflitti, la valorizzazione delle differenza; di subordinare attività del genere al consenso delle famiglie nella scuola secondaria. È evidente che questo aumenterà le difficoltà e le opportunità di affrontare nella cornice della scuola tematiche fondamentali per lo sviluppo e per l’educazione al rispetto e alla convivenza civile. Nella scuola secondaria, un provvedimento del genere aumenterà poi i divari e disuguaglianze, frammentando le possibilità educative all’interno delle stesse classi. Il consenso informato non opera in modo neutro: tende a escludere proprio chi vive in contesti familiari più rigidi, conflittuali o violenti. In questo modo, l’accesso a strumenti fondamentali per riconoscere la violenza, nominare il consenso e costruire relazioni paritarie diventa diseguale. Torniamo ad affermare, coerentemente con la letteratura pedagogica e con le raccomandazioni internazionali, che l’educazione sessuo-affettiva è uno strumento indispensabile di prevenzione primaria, in particolare per quello che riguarda la salute sessuale e riproduttiva, il benessere psicologico, la prevenzione delle violenze.
Violenza, molestie, femminicidi, non sono l’esito di raptus improvvisi, ma si radicano in una cultura di genere, si alimentano con rigide aspettative e visioni delle relazioni stereotipate, basate sul possesso e sul controllo. L’educazione sessuo-affettiva interviene proprio su questo terreno, scardinando narrazioni di prevaricazione e violenza e aprendo nuove possibilità e immaginari.
Sentiamo continuamente il governo commentare le violenze che avvengono tra le persone giovani, ma vediamo la completa rimozione di strumenti educativi e preventivi. Questo cortocircuito, che il DDL 1735 contribuisce a produrre, allontana le politiche dalle esigenze e dai bisogni reali che incontriamo tutti i giorni nelle scuole. Chiediamo per questo di respingere in toto il DDL sul consenso informato, e di introdurre invece l’educazione affettiva e sessuale completa come diritto universale. Crediamo che la scuola pubblica sia un presidio culturale fondamentale, che non può e non deve diventare il grimaldello ideologico delle associazioni ProVita: dobbiamo continuare a difendere una scuola aperta, laica e plurale, capace di affrontare le complessità del presente, e non di agire invisibilizzazione e censura.
