Nonostante gli scossoni politici degli ultimi mesi, il governo guidato da Giorgia Meloni continua a portare avanti un progetto di trasformazione culturale profonda del Paese, in una direzione sempre più conservatrice e reazionaria, che incide direttamente su diritti, libertà e spazi di autodeterminazione.
Una trasformazione che passa anche – e in modo tutt’altro che marginale – attraverso la scuola.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo spostamento del discorso pubblico: i gruppi no-choice che oltre dieci anni fa attaccavano le iniziative di educazione sessuale e affettiva accusandole di diffondere la cosiddetta “ideologia gender”, oggi trovano una sponda diretta nelle istituzioni. Quelle stesse narrazioni sono entrate nel dibattito parlamentare e si traducono in proposte di legge che mirano a restringere gli spazi educativi, a censurare contenuti, a delegittimare pratiche didattiche fondate sul rispetto delle differenze.
Si tratta di provvedimenti che puntano a espellere il tema del genere dalle scuole, a limitare o impedire percorsi di educazione sessuo-affettiva, a ostacolare l’uso di un linguaggio inclusivo e il riconoscimento delle soggettività LGBTQIA+ nei contesti educativi.
Non è solo una questione simbolica o ideologica.
Le ricadute sono concrete e profonde: sulla qualità delle relazioni, sulla possibilità di nominare esperienze e vissuti, sulla salute mentale e fisica di bambinɜ e adolescenti. Numerose ricerche internazionali – tra cui studi della Society for Research in Child Development (cfr. Genderlens_associazione) – mostrano con chiarezza come ambienti educativi inclusivi e non stigmatizzanti siano fattori protettivi fondamentali per il benessere e lo sviluppo.
In questo quadro si inserisce il disegno di legge sul consenso informato preventivo promosso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Un provvedimento che, sotto la retorica della tutela delle famiglie, rischia di introdurre un meccanismo di controllo preventivo sui contenuti educativi, limitando di fatto la libertà di insegnamento e rendendo sempre più difficile affrontare temi fondamentali per la crescita delle nuove generazioni.
Di fronte a questo scenario, la domanda è inevitabile: che fare?
Dalle esperienze maturate dentro la rete di Educare alle Differenze – in particolare a partire dalla sua decima edizione – è emersa con forza una consapevolezza: senza alleanze territoriali ampie e solide, il lavoro educativo rischia di rimanere isolato e vulnerabile. È da qui che nasce la scelta di investire nella costruzione di comunità locali, capaci di mettere in relazione scuole, associazioni, servizi e amministrazioni.
In questa direzione si inserisce uno strumento concreto di partecipazione politica: un Ordine del Giorno da presentare nei consigli comunali.
Si tratta di un atto istituzionale che prende posizione in modo netto contro il DDL Valditara, ne chiede il ritiro e sostiene le mobilitazioni che stanno attraversando scuole, territori e reti associative.L’Ordine del Giorno afferma un principio fondamentale: la scuola pubblica è uno spazio democratico, non neutro né neutrale, in cui si costruiscono competenze critiche, si contrastano stereotipi e discriminazioni, si promuove il rispetto delle differenze.Portare l’educazione sessuo-affettiva all’interno delle istituzioni scolastiche significa difendere tutto questo.
L’Ordine del Giorno vuole perciò essere uno strumento che chiama sindacɜ e amministrazioni locali ad assumersi una responsabilità politica: prendere posizione pubblicamente, sollecitare l’ANCI e il Governo, coinvolgere lɜ parlamentari del territorio e trasmettere formalmente questa presa di posizione alle istituzioni competenti, dal Presidente della Repubblica alle dirigenze scolastiche.
È uno strumento che informa, certo, ma soprattutto costruisce forza collettiva.
Serve a creare alleanze, a sostenere docenti e realtà educative, ad aprire spazi di confronto e formazione, e a legittimare – anche sul piano istituzionale – pratiche educative che oggi vengono messe sotto attacco.
I primi risultati mostrano che questa strada è praticabile: l’Ordine del Giorno è già stato approvato nei comuni di Milano, Padova, Vicenza, Putignano e Alberobello, ed è stato presentato in oltre venti comuni, dal Sud al Nord del Paese.
È un inizio. Ma è anche un segnale politico chiaro: esiste un tessuto diffuso che non intende arretrare e che anzi è pronto a rilanciare, a costruire presenza, parola e alleanza. Anche per questo il 26 e 27 settembre 2026, all’Istituto Superiore Alfonso Casanova di Napoli, tornerà Educare alle Differenze, il meeting nazionale della rete che da oltre dieci anni mette in relazione scuole, associazioni, servizi educativi e territori per promuovere l’educazione sessuo-affettiva e contrastare le violenze di genere.
Il titolo scelto per questa dodicesima edizione è Fuori controllo: perché viviamo in un tempo in cui il controllo attraversa sempre più la scuola, i corpi, i linguaggi e le possibilità stesse di educare. Ma anche perché vogliamo continuare a difendere un’idea di educazione che non sorveglia né reprime, ma apre spazi di libertà, relazione e trasformazione.
Questo testo è stato realizzato nell’ambito della terza edizione del progetto “Youth For Love” di ActionAid, progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
