La Commissione Istruzione della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge Valditara sul consenso informato, estendendo il divieto di attività di educazione sessuo-affettiva anche alla scuola secondaria di primo grado.
In un Paese attraversato dai femminicidi e da episodi di violenza sempre più precoci, una misura del genere è un segnale politico gravissimo. Non è tutela, è censura. È la scelta di un governo che, invece di investire sull’educazione al rispetto e al consenso, sceglie di alimentare la paura e il silenzio.
La ricerca e le esperienze nelle scuole dimostrano da anni che l’educazione sessuo-affettiva è lo strumento più efficace per contrastare stereotipi, bullismi e violenze di genere. Nei percorsi realizzati da insegnanti e associazioni non si parla di sesso, ma di emozioni, relazioni, corpi, linguaggi: si lavora sull’ascolto, sul rispetto reciproco, sulla capacità di riconoscere limiti e desideri, di gestire conflitti e costruire relazioni paritarie. L’OMS e l’UNESCO indicano da tempo l’educazione sessuale e affettiva come parte integrante del diritto all’educazione e della prevenzione della violenza di genere.
Il governo Meloni sceglie invece di andare in direzione opposta, ignorando evidenze scientifiche e raccomandazioni internazionali, e imponendo un controllo politico sui saperi che sa di Stato confessionale. Dietro la retorica della “difesa dei bambini” si cela un disegno di disciplinamento morale e culturale che mira a cancellare tutto ciò che riguarda corpi, relazioni, differenze e libertà. L’idea che parlare di genere, emozioni o consenso significhi “indottrinare” è la maschera ideologica di un potere che teme la conoscenza. Chi si oppone all’educazione sessuo-affettiva difende un modello di società gerarchico e violento, in cui il silenzio serve a mantenere il controllo e l’ignoranza diventa strumento di governo. Una scuola che tace non educa: addestra. E noi non smetteremo di dirlo, né di entrare nelle classi, perché siamo convint* che educare alle differenze significa educare alla libertà.
